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I ragazzi che "azzurrano" sorrisi - II


Federica Ferro nel film interpreta Maddalena, la ragazza più allegra del gruppo. Federica ci racconta la sua esperienza e la lunga trafila che ha dovuto affrontare prima di ottenere il ruolo: ‹‹Mi presentai al provino dopo aver letto di sfuggita su “Il Mattino” un articolo di Pasquale Falcone, che cercava questi giovani talenti. Al primo incontro Pasquale cominciò a farci un quadro generale dei personaggi e alla fine della descrizione del personaggio di “Maddalena” mi venne un brivido… non dico che ci avevo messo il pensiero ma quasi… è stato amore a “prima vista”, solo che eravamo circa 300 ragazzi. Però il fato ha voluto che da 300 siamo passati a 200, da 200 a 100, da 100 a 40, da 40 a 12 e così io sono diventata Maddalena!››


Federica, originaria di Salerno, si è avvicinata al mondo dello spettacolo sin dalla tenera età: da piccola ha iniziato a studiare musica, si è poi diplomata all’Istituto d’Arte, in grafica pubblicitaria e a 16 anni, dopo aver ascoltato un monologo di John De Leo (all’epoca leader dei Quintorigo) si è subito messa alla ricerca di un teatro nella sua zona, perché volevo essere come il suo idolo.


Dopo il diploma si è iscritta all’Accademia di Belle Arti a Napoli dove ha conseguito da poco la laurea in scenografia con 110 e lode e bacio accademico. Ma la nostra gioiosa attrice si sta adesso dedicando anche agli studi di violino, al Conservatorio di Napoli.



Nunziopaolo Russo, che nel film interpreta il ruolo di Paolo, prima di “Io non ci casco” ha avuto alcune esperienze nel mondo del cinema, ma soprattutto sul palco di un teatro. Ha preso parte a molte rappresentazioni come “Le Matriarche”, “All’ombra del Vesuvio” e “Le quattro giornate di Napoli”.


Nunziopaolo ha avuto anche un’esperienza come direttore della fotografia con “L’assenza”. Ma di sicuro l’episodio più significativo è stata la partecipazione al cortometraggio girato dal suo amico Fabio Massa, altro attore del cast del film di Falcone. Il cortometraggio, infatti, ha avuto l’onore di essere in concorso allo Short Film Corner 2008, durante il Festival di Cannes.


 

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17_12_2008 / 11:20

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Anna Pavignano incontra gli studenti

Gli studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università degli Studi di Salerno hanno incontrato Anna Pavignano in un connubio di musica, parole e immagini.


 Da domani mi alzo tardi, romanzo uscito nel marzo del 2007, diventa per l’occasione un “reading” della durata di circa un’ora, con colonna sonora per chitarra e immagini inedite, che raccontano l’attore e l’uomo Massimo Troisi. Un’occasione di confronto e di dialogo con la sceneggiatrice torinese.



Come mai ha scritto un libro su Massimo Troisi ?


«Ho fatto la scoperta dell’acqua calda! - afferma Anna Pavignano sorridendo - Dopo molto tempo, 14 anni, ho maturato un distacco sufficiente per far rivivere Massimo in un libro. Ho pensato di inventare questa storia sul suo ritorno, come se non fosse mai andato via, e raccontare di lui, della sua vita e del personaggio inventato nascosto dietro l’uomo». 



Dopo la scomparsa di Troisi ha sceneggiato anche “L'amore con la S maiuscola”  assieme a Enzo Decaro e Pasquale Falcone. Com’è stato lavorare con Falcone?


«Pasquale è molto entusiasta di imparare. Già dal primo film abbiamo collaborato insieme. Lui non si era mai avvicinato al cinema».
Perché non ha partecipato al suo ultimo lavoro “Io non ci casco”?


«Mi ha chiesto di scrivere questa sceneggiatura, ma io avevo altri impegni in quel periodo. La mia è stata una collaborazione amichevole. Ho dato dei consigli e una supervisione per le scene ed i dialoghi».
Cosa ne pensa del film?


«“Io non ci casco” è un progetto interessante, giovane, frizzante. Ho assistito ad una prima proiezione della pellicola. Sono stata rimasta entusiasta. Sono impaziente di vederlo sul grande schermo».



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11_12_2008 / 15:28

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Io non ci casco sbarca a Napoli

Dopo l'anteprima stampa del 27 novembre a Roma e la presentazione “cavese” del 4 dicembre, “Io non ci casco” è uscito anche nelle sale napoletane.


Il nuovo film di Pasquale Falcone è stato, infatti, presentato venerdì 5 dicembre al Med di Napoli, riscuotendo un grande successo sia tra i presenti in sala che tra la stampa.


Sembra quindi che la pellicola sia sulla strada giusta. A dirlo non è solo la buona “accoglienza” ricevuta nel corso di queste “prime”, ma anche i numeri.  Già perché “Io non ci casco”, la cui distribuzione in Campania era inizialmente limitata, uscirà, invece, in ben 85 sale per soddisfare una richiesta sempre più crescente, a testimoniaza della qualità del film e della curiosità del pubblico.


Una bella rivincita per Falcone, soprattutto nei confronti delle istituzioni che non avevano creduto in questa produzione, negando i finanziamenti che hanno, poi, fatto slittare di alcuni mesi le riprese.
E, invece, <<questo miracolo nato da un piccolo progetto>> si sta tramutando in realtà. Come non condividere la gioia tanto di Falcone quanto del produttore Giovanni Lamberti che, nel corso della conferenza stampa hanno voluto marcare il “sapore” fortemente campano della pellicola, testimoniato dalla scelta, di certo impegnativa soprattutto dal punto di vista economico, di girare il film interamente a Cava de'Tirreni e di puntare su esordienti, la cui preparazione è durata ben 2 anni, con grandi sacrifici tanto da parte degli attori quanto del regista.


Il risultato è quello che Falcone ama qualificare come <<un film emozionale>>, una definizione che piace molto anche a Rosaria De Cicco, la quale interpreta il ruolo di una madre che deve affrontare il dramma del coma del figlio. Un compito non semplice, che anche un'attrice brava e poliedrica come la De Cicco ha avuto difficoltà ad affrontare. <<Non essendo madre è stato difficile interpretare il dolore, mettersi nei panni di una donna che, sino alla fine, è convinta che il figlio si risveglierà>>.


Sfida vinta, visto che la “prova” della De Cicco è di certo una delle migliori, sebbene anche i giovani protagonisti non deludano, dimostrando, anzi, come il punto di forza della pellicola siano proprio loro.  <<Oggi nel mondo del cinema e dello spettacolo in generale la concorrenza è piuttosto forte e non si può più sperare nella fortuna per aprirsi un varco. Bisogna studiare, impegnarsi e perfezionarsi sempre di più, perché dei margini esistono ancora>>, ha risposto la De Cicco a chi le chiedeva come si era trovata a lavorare con degli esordienti, per i quali la strada verso la notorietà è molto difficile.
Ma sono proprio film come “Io non ci casco” a dimostrare che degli spazi esistono ancora e che, soprattutto, le nuove generazioni hanno ancora molto da dire. 

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11_12_2008 / 15:26

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Intervista ai Pquadro

Nel film è presente una bellissima colonna sonora. Tra le tracce c'è anche un brano dei Pquadro, che per l'occasione hanno reinterpretato una canzone degli Alunni del Sole. Il titolo? "E mi manchi tanto". Sentiamo cosa hanno dire a riguardo Piero e Pietro. 


Finalmente avete realizzato il vostro primo album, A24. Cosa potete dirci di questo nuovo cd?Cosa c'è di diverso rispetto ai vostri lavori precedenti?
‹‹Come per i ragazzi di “Io non ci casco” è un coronamento di un sogno. Condividiamo con i ragazzi lo stesso desiderio, la stessa voglia di fare››.


 La vostra avventura è cominciata per caso, quando il vostro attuale produttore, Bruno Rubino, vi notò nel corso di una serata e decise di farvi un provino. Il caso che ci mette lo “zampino” quindi. Che ne pensate al riguardo?


‹‹L’incontro con Bruno è stato casuale. Siamo usciti dalla scuola di “Amici di Maria de Filippi” nel 2004 e ci chiamavano per fare le serate come Piero e Pietro. Durante una serata Bruno Rubino ci ha notato e ci ha illustrato il suo progetto, che ci ha subito entusiasmato. ››


 Entrambi avete avuto esperienze teatrali con dei musical. Pietro ha partecipato a “Footloose” nel 2005, mentre Piero ha preso parte a “Romeo e Giulietta”. Non sembrate però intenzionati a ripercorrere questa strada. Come mai?


‹‹Assolutamente no! ››- esclama Piero - ‹‹L’esperienza in teatro richiede troppo rigore!››


 Dopo “Tu sei la musica per me”, composta per “High School Musical”, tornate a scrivere un pezzo per una colonna sonora, “E mi manchi tanto” per “Io non ci casco” di Pasquale Falcone. Come è nata questa collaborazione?


‹‹Ci siamo incontrati durante la notte bianca di Cava de’Tirreni. Il nostro musicista ha intonato “O’ surdat innamurat” . Pasquale ha cantato con noi sul palco, coinvolgendo il pubblico. Si è creata un’atmosfera di festa e di gioia. In quell’occasione Pasquale ci parlò del progetto di riprendere in versione moderna un vecchio pezzo del 1971 degli Alunni del sole dal titolo "E mi manchi tanto" e noi accettammo con entusiasmo››.


 

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09_12_2008 / 12:14

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I ragazzi che "azzurrano" sorrisi

Attori di fama mondiale come Maria Grazia Cucinotta e Ornella Muti hanno recitato in questo film. Ma i veri protagonisti di “Io non ci casco” sono senza dubbio i 12 ragazzi, attorno i quali ruota la storia.. Andiamo a scoprire, quindi,  chi sono i giovani che “azzurrano" sorrisi.


Simona Fasano, che in “Io non ci casco” interpreta il ruolo di Margherita, ha appena 21 anni ma al mondo del cinema e del teatro si è avvicinata molto presto.
A 12 anni, infatti, vuoi per curiosità, vuoi per il desiderio di vincere la timidezza, comincia a studiare recitazione all’ “Arte Tempra”, per poi passare all'Accademia “Il Primo” di Napoli e al “Davimus”, dove attualmente studia storia del cinema e del teatro.
La prima importante occasione cinematografica, dopo essere entrata a far parte dell'associazione di teatranti “Kalokagatoi”,  è venuta appunto con “Io non ci casco”, un'esperienza che ha dato di certo molto alla giovane attrice, mostrandole quanto lavoro ed impegno ci sia dietro la realizzazione di un film.
Il suo motto? “Esiste solo il cammino lungo sentieri che hanno un cuore



Un artista poliedrico. Così può essere definito Fabiano Pagliara (nella I foto)che nonostante la sua giovane età non si è fatto mancare davvero nulla.
Dal teatro alla radio, con un programma tutto suo su Radio New Generation, dalla tv alla sit-com, fino ad approdare al cinema con “Io non ci casco”, di certo, tra tutte, l'esperienza più significativa ed artisticamente appagante.
Se si chiede a Fabiano cosa si aspetta da questa “prova” la risposta è semplice: non successo o fama  immediata, perché Fabiano ama vivere alla giornata, bensì un grande bagaglio emozionale.
Bagaglio che di sicuro è cresciuto in maniera esponenziale negli ultimi due anni. Prima i provini al fianco di ragazzi con i quali ha condiviso un vero e proprio sogno  e poi le riprese, al fianco di attori importanti che aveva potuto ammirare solo sullo schermo, e dai quali ha imparato molto. 


Tra i giovani protagonisti di “Io non ci casco”, Fabio Massa (III foto), è di certo quello che ha alle spalle un esperienza molto più solida, nonostante abbia appena 24 anni.
Il suo esordio risale al 2002 quando Aurelio Grimaldi lo sceglie per il suo “Rosa Funzeca”, film presentato fuori concorso alla mostra cinematografica di Venezia lo stesso anno. Da lì in poi è tutto un susseguirsi di partecipazioni a soap e fiction televisive, per poi ritornare nel 2005 al suo primo amore, il cinema, con “Film D” di Cristiano Ceriello.
Ben presto Fabio decide di lanciarsi anche nella sceneggiatura e nella regia con “Luce nell'ombra”(2005), “Il sole di domani”(2006) e “Freddo dentro”(2008), oltre ad aggiudicarsi il ruolo di protagonista nella fiction “Amori&Passioni”.
Eccoci giunti al 2008, quando Fabio, entra nel cast di “Io non ci casco”, altro importante tassello nel suo “puzzle” artistico, che oltre ai lavori come attore, sceneggiatore e regista lo vedono anche nelle vesti di speaker radiofonico con la rubrica “Cinema orafo” su Radio Podmast.
Atteso per i primi mesi del 2009 anche il suo primo libro, “Linea di Konfine, sceneggiatura di un film da girare”, edito dalla Mongolfiera Editrice.


 


 


 


 



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05_12_2008 / 10:41

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Il sito di Fabio Massa

Conferenza stampa alla Casa del Cinema III

Dal film emerge un’altra problematica molto attuale, l’incomunicabilità della società moderna, qual è la sua opinione al riguardo?


‹‹I giovanissimi, a differenza dei fratelli maggiori o dei padri - sostiene Falcone -  oggi intrattengono un dialogo che non finisce mai. Parlano con le dita. Usano i cellulari non per telefonare, ma per comunicare, via sms o mms, con gli altri amici. Per stare insieme di continuo alle ore e nei luoghi più impensati. Questo meccanismo viene amplificato quando uno di loro è in “lotta per la vita”››.
 
La musica da discoteca e gli “Alunni del sole”: due universi inconciliabili?


‹‹Nel film c'è anche un altro livello di comunicazione che è molto interessante, cioè la musica, poiché i ragazzi interagiscono anche attraverso essa. Non è un caso, quindi, che una parte fondamentale di “Io non ci casco” sia rappresentata proprio dalla colonna sonora, alla quale hanno partecipato tra gli altri i Pquadro i quali, proprio per il film hanno riarrangiato un vecchio pezzo del 1971 degli Alunni del sole, "E mi manchi tanto"›› E aggiunge ancora il regista:  ‹‹Gli antipodi non sono i generi musicali, ma il modo di fruirli. I dischi sono stati sostituiti dagli mp3 che non si toccano e non si vedono. Questo rende la musica un po’ meno importante. Quanto la tecnologia riesce a materializzare le idee che si hanno in testa e quanto le appiattisce? E’ un interrogativo ancora aperto››.
 
Si può fare dell’ottimo cinema spendendo poco?


‹‹Dipende dalla volontà del gruppo. Devo dire grazie alla grande famiglia di “cinematografari” Emidi›› – dice la Cucinotta -  ‹‹Un’emozione non costa. Traspare quando c’è l’amore, la volontà e la collaborazione. Da produttrice sto realizzando il mio sogno: realizzare i sogni degli altri››.
 
Da cosa è dipesa la scelta di girare il film a Cava de’Tirreni. Non sarebbe stato molto più economico girare  le riprese a Roma?


‹‹Per me significava scendere di casa e andare a lavorare a piedi! ›› – è stata la battuta del regista-cabarettista campano - Cava è una piccola cittadina e tutti hanno collaborato alla realizzazione del film. Nessuno di noi ha pagato un cappuccino o un caffè, i vigili ci hanno accompagnato e hanno vigilato per la nostra sicurezza, le comparse hanno partecipato a titolo gratuito››.
Rosaria De Cicco, che interpreta la madre di Marco, è rimasta incantata dalla cittadina: ‹‹La storia non sarebbe stata la stessa se non fosse stata ambientata in un piccolo centro, e Cava de’Tirreni è un posto delizioso››.

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05_12_2008 / 10:10

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Conferenza stampa alla Casa del Cinema II

Il cast di “Io non ci casco” annovera nomi noti, ma i veri protagonisti sono i 12 giovani attori semi-sconosciuti. Come mai questa scelta di puntare su esordienti?


‹‹È stata una scelta giustissima la mia – afferma, sicuro, Falcone -  questi attori hanno una freschezza tale che quando diventeranno famosi perderanno per forza di cose. Sono ragazzi che hanno vissuto un sogno e si vede; giovani volti, magari non perfetti nella recitazione, ma autentici. Sostengo molto questo film perché dei ragazzi si parla spesso al cinema in modo errato. Vengono dipinti cattivi, problematici, mentre io ho voluto indagare e mettere e in scena i loro sogni e le loro paure››.
 
Da cosa è dipesa la scelta di preparare i giovani attori per due anni?


‹‹Abbiamo cominciato - continua Falcone - mettendo annunci e facendo provini in Campania. Su 600 ragazzi ne abbiamo selezionati 40 con i quali abbiamo cominciato un percorso formativo che è durato circa due anni. I ragazzi provenivano da diversi tipi di esperienze. C'è chi era semplicemente studente, chi aveva lavorato nell'animazione dei villaggi turistici e chi aveva fatto il clown alle feste. Ci vedevamo ogni venerdì alle 18 e preparavamo le singole scene. Per ogni ruolo c'erano circa 5 aspiranti. Alla fine abbiamo definito i singoli ruoli per il film, scegliendo le personalità più vicine al ruolo che avrebbero dovuto interpretare››. 
 


Il titolo “Io non ci casco” è un messaggio per mostrare ai giovani cosa può accadere quando si prendono le cose della vita con leggerezza?


‹‹Proibire non è mai la strada giusta – risponde Antonio Stornaiolo – Ho corso in pista e ho frequentato corsi di guida sicura dove si comincia a capire l’importanza della sicurezza sulle strade››.
‹‹Io sono convinto che un film come questo sia molto più utile delle “pubblicità progresso” del Ministero›› - così commenta, invece, Claudio Coccoluto, che poi aggiunge: ‹‹A me è capitato un caso, simile a quello del film, di un ragazzo che si è svegliato dal coma grazie alla mia musica, ed è una vicenda che mi ha fatto sentire importante››.
 
Qual è il “genere” che le appartiene di più? Ritiene che il cabaret sia stato per lei un’importante palestra? E se si, come pensa che l’abbia aiutata nel cinema?


‹‹Io sono più portato per la commedia, non c'è dubbio – risponde il regista - ma per questo film avevo bisogno di pescare da generi diversi. Il mio background da cabaret è negativo per il cinema, perché nel cabaret ti abitui ad improvvisare, mentre nel cinema serve il rigore, senza quello ti ritrovi a fare solo una sequela di sketch. Nel mio percorso sono stato fortunato, perché il mio primo film da sceneggiatore, Amore con la S maiuscola, per la regia di Paolo Costella, l'ho scritto con una partner molto rigorosa come Anna Pavignano, che mi ha insegnato moltissimo in questo senso››.


‹‹Sono contro la commistione di generi. – afferma Antonio Stornaiolo, chiamato in causa, visto la sua esperienza nel mondo del cabaret – in ogni caso, credo che le cose migliori vengano fuori quando si ha l’abilità di lavorare sull’onda del surf dell’ironia››.

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04_12_2008 / 12:27

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Fine del viaggio

L'allegra “banda” di “Io non ci casco” si è spostata anche a Salerno, per girare soprattutto le scene esterne. E quali luoghi più adatti dove ambientare gli incontri dei ragazzi, se non il magnifico  Lungomare Trieste e Largo Campo?


Il primo, lungo circa 2 km e largo 30 metri, si presenta come un vero e proprio giardino alberato che costeggia tutto il polo urbano, dal Porto Commerciale a quello turistico. La sua costruzione risale agli inizi del secolo scorso, ma per il completamento del progetto si è dovuto attendere fino agli anni '50, quando furono colmati larghi tratti di spiaggia e completato anche il suo tratto meridionale con il porto turistico “Masuccio Salernitano”. Nei primi anni '90, il lungomare Trieste fu sottoposto ad una vasta opera di recupero, ad opera degli architetti Villani e Carpentieri, grazie alla quale può oggi, a ragione, essere considerato come una delle più belle passeggiate litoranee d’Italia.


Largo Campo si presenta, invece, come una suggestiva piazzetta, situata nel cuore del centro storico di Salerno, la quale ospita alcuni dei monumenti più importanti della città, come la Fontana Vanvitelliana e il Palazzo Genovesi.


Ma non è finita qui, visto che il capoluogo di provincia è stato scelto anche per alcune location interne.


Innanzitutto il Castello di Arechi, di origine medioevale, che domina tutta la città, essendo situato a 300 metri sul livello del mare.
Il nome è stato ereditato da Arechi II, un principe longobardo che, ristrutturando una vecchia costruzione romana o bizantina, ne fece la sua roccaforte militare. Cuore del potere longobardo fino al 1077, il Castello di Arechi rimase poi abbandonato fino all'Unità d'Italia, quando, divenuto di proprietà della Provincia di Salerno, ritornò all'antico splendore. Oggi il castello è stato ristrutturato e si è trasformato; da roccaforte militare è divenuto un suggestivo spazio espositivo, per lo più di ceramiche e monete.


Non solo luoghi di storia, ma anche di divertimento.


Infatti, per girare le scene della festa di fine anno, alla quale partecipa anche Claudio Coccoluto, che nel film interpreta se stesso, è stata scelta la nota discoteca salernitana “Non ho sonno”.
Riaperta nel 2004, la mega-discoteca, situata sulla costa Sud di Salerno, si è sempre distinta per originalità organizzativa e per voglia di stupire; la sua scelta non è stata, quindi, di certo un caso.

  

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04_12_2008 / 12:06

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Conferenza stampa alla Casa del Cinema

‹‹Questo non è un film. È un miracolo››, così esordisce il regista, Pasquale Falcone, alla presentazione per la stampa del suo nuovo film, “Io non ci casco”. ‹‹Il progetto è nato tre anni e mezzo fa. Avevo sempre pensato che i protagonisti dovessero essere dei ragazzi presi dalle scuole e non attori emergenti. Per me vedere i ragazzi qui è un successo.››


Galeotto fu l’incontro con Giovanni Petrone, all’Invisible Film Festival. Da quel momento Pasquale Falcone non gli ha più dato tregua. L’obiettivo numero uno era incontrare Maria Grazia Cucinotta: ‹‹Quando ho saputo che la Cucinotta aveva cominciato a dedicarsi alla produzione, ho cercato di contattarla e poi di incontrarla, così il progetto è andato finalmente in porto››.
 
Da cosa nasce questo film? Forse da un’esperienza personale?


‹‹La storia scaturisce da una doppia esperienza personale – precisa Falcone - La mia, perché da piccolo sono stato in coma due settimane in seguito ad un incidente, e quella di un amico di mio figlio a cui, all'età di 16 anni, è toccata la stessa sorte. Un'esperienza che mi sono sempre portato dietro e che ho vissuto di nuovo attraverso la sofferenza di mio figlio››.


‹‹Questa è una storia su un cuore che continua a battere, su una vita che continua, che “deve” andare avanti - dice Maria Grazia Cucinotta - Ho deciso di produrre questo film per parlare dei ragazzi con speranza, cosa che oggi non si fa mai. Si preferisce raccontarli senza cuore e descriverli come se fossero solo cattivi, ribelli e violenti. In realtà nessuno li ascolta››.
 
Qual è la vostra opinione sul tema dell’eutanasia, tema di grande attualità dopo la decisione della Corte di Cassazione di autorizzare la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione a Eluana Englaro?


L'attrice-produttrice non si sbilancia: ‹‹Non si può generalizzare, in quanto tutto è soggettivo››, mentre Falcone tenta di approfondire il discorso: ‹‹Dal di fuori è facile dire ‘meglio staccare la spina’, ma quando una persona appartiene alla tua vita, vuoi tenerla con te. Abbiamo lasciato appositamente un finale aperto perché, anche se l’argomento è presente, il mio intento non era quello di fare un film sull’eutanasia, bensì volevo raccontare come un episodio drammatico possa dare ai ragazzi la possibilità di crescere. ››
 
Il film tocca temi forti, dall'eutanasia alla pirateria sulle strade.


‹‹Temi come l’eutanasia, l’aborto, i pirati della strada sono venuti fuori in corso d’opera – afferma Rosaria de Cicco – ma la chiave del film, per me, è lo scarto generazionale, ovvero su come vivono diversamente il coma i giovani e gli adulti. La chiave di volta del film è nella scena finale, quando i due amici di Marco (il ragazzo in coma, ndr) si scambiano uno sguardo intenso. La nuova generazione, così imprevedibile e allo stesso tempo così vera, è spiazzante proprio perché affronta in maniera responsabile le sfide che la vita pone loro di fronte››.


to be continued...

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03_12_2008 / 10:54

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Il sito dell'Invisible Film Festival

E l'itinerario continua...

Pensavate che fosse finita qui? Ebbene no! Cava de'Tirreni ha molte altre bellezze da farvi conoscere!


Si parte con l'Abbazia benedettina della Santissima Trinità, situata ai piedi del monte Pertuso, sotto l'immensa cava Arsiccia. Fondata nel 1011 da S. Alferio Pappacarbone, l'abbazia comprende la basilica, il chiostro, il museo, nonché un immenso archivio nel quale sono conservati preziosi codici e manoscritti, più di 15.000 pergamene e una grande quantità di documenti. Come non citare, infine, la biblioteca, ricca di più di 50.000 volumi, tra i quali incunaboli e preziosissimi libri cinquecenteschi.


Pezzo storico di Cava de'Tirreni è, poi, Pineta La Serra, una delle località più incantevoli della vallata metelliana. Da tempo Pineta La  Serra è meta di passeggiate tra il verde e fa parte, insieme alla chiesetta millenaria di Santa Maria a Toro, dell'itinerario storico delle Torri promosso dal Club Alpino Italiano(CAI). Di recente è stata anche riproposta la storica caccia ai colombi, che  negli anni passati era stata una delle maggiori attrattive del territorio.


E Come non ricordare  il Liceo Scientifico “A. Genonio” che ha fatto da sfondo alle vicende dei 12 ragazzi di “Io non ci casco”. Il liceo, scelto dopo un’attenta analisi, vista l’importanza che tale luogo avrebbe ricoperto nel film, è stato selezionato oltre che per la sua ottima collocazione, anche per la disponibilità di grandi spazi esterni, particolarmente adatti alle riprese. 


Infine un'ultima citazione va di certo alla Casa cura Ruggiero Artemisia H., una struttura fondata negli anni '40 a partire da un'idea di Roberto Ruggiero, professore di chirurgia sperimentale presso l'Università di Napoli. Negli anni '60, questa clinica riuscì ad aggiudicarsi anche un bel primato, ovvero quella di essere la prima struttura medica campana ad ottenere la “fascia A”, grazie ai confort e ai servizi offerti. Rimasta chiusa per più di 10 anni dopo la morte del suo fondatore, Casa Artemisia è stata ristrutturata nel 1997, ritornando ad essere uno dei fiori all'occhiello della sanità privata campana.


 


 


 

postato da staff
03_12_2008 / 10:00

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